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Nobile Daniele

“Computer umano” (Gessopalena 11 marzo 1810 – Chieti 28 luglio 1883).

Figlio di contadini, fin da fanciullo, privo di qualsiasi istruzione, sbalordiva per la prontezza e la precisione del calcolo eseguito a mente.

“Di giorno, pascolava le pecore e si divertiva a contare pietruzze, fiorellini e fronde e a farne moltiplicazioni e sottrazioni; di notte, contava le stelle” (Antonio De Nino, Tradizioni popolari abruzzesi).

Le sue eccezionali doti di “abaco” umano richiamarono l’attenzione dei “dotti” del paese. E nel settembre del 1818 il barone Giovanni Persiani lo presentava all’Intendente della Provincia, signor Gaetani, il quale, meravigliato dei saggi di intelligenza del ragazzo, gli fece ottenere un posto gratuito nel Real Collegio di Chieti. In collegio dimostrò anche una portentosa memoria, che gli permetteva di imparare facilmente lunghi brani di classici e di recitare (senza l’ausilio di alcun suggeritore) la Divina Commedia dalla prima all’ultima terzina.

Provò persino ad imparare a memoria il dizionario Italiano-Latino: ma i superiori, temendo per la sua salute, ottennero, per intercessione del suo confessore, che smettesse dall’impresa. Comunque, la sua mente si esaltava soprattutto nel risolvere con prontezza i più complicati quesiti di aritmetica, senza l’impiego di carta e penna.

Nel maggio 1847, Ferdinando II, in visita a Chieti, volle sperimentare di persona le sbalorditive capacità di calcolo del “genio” gessano: dopo avergli comunicato il giorno e l’ora esatta della sua nascita, volle sapere dal Daniele a quanti anni, mesi, giorni, ore e minuti ammontava, al momento, la sua vita. Il “ cervellone”, dopo aver riflettuto un po’, diede la sua risposta: che però gli ufficiali al seguito, fatti e rifatti con calma i loro calcoli scritti, trovarono errata, perché le cifre sarebbero risultate di molto superiori alle vere.

Nobile parve impazzire. Ma dopo un momentaneo smarrimento, dato un rapido sguardo alle operazioni scritte degli ufficiali, proruppe in un grido di gioia ed esclamò: “Voi… voi non avete calcolati gli anni bisestili, con le differenze delle ore!” (Raffaele De Cesare, la fine di un regno). Gli ufficiali rifecero i calcoli e riconobbero che il Daniele aveva ragione. Il Re, allora, gli concesse un vitalizio di sei ducati al mese.

(Nicola Cavaliere)