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Gian Vincenzo Pellicciotti

Medico poeta giornalista, patriota del Risorgimento (Gessopalena 20 marzo 1820 – Chieti 23 settembre 1863)

G. V. PellicciottiCompiuti gli studi liceali nel seminario di Lanciano, nel 1839 si recò a Napoli per studiarvi medicina. Nella capitale del regno borbonico consolidava la propria formazione culturale partecipando attivamente ai circoli di discussione del pensiero liberale e maturando idee e propositi di redenzione della nazione italiana.

Conseguita la laurea, nel 1842 tornava a Gessopalena. Ma per esigenze di lavoro e per un bisogno di riscontri culturali e di lotta politica trovò opportuno fissare stabile dimora in Chieti, dove in breve tempo divenne punto di riferimento del movimento politico liberale.

Emanato lo Statuto da Ferdinando II, nel maggio del 1848 Pellicciotti fondò e diresse il periodico La Maiella, battendosi in difesa delle guarentigie costituzionali appena concesse e già minacciate. “Aborriamo – scriveva –la schiavitù degli uomini di fango”.

La voce libera risultò scomoda ai seguaci dell’antico regime, i quali, approfittando dei tumulti scoppiati a Napoli, qualche mese dopo ottennero la soppressione del giornale. Allora Pellicciotti e i suoi collaboratori ne fecero uscire un altro, con il titolo di Monte Amaro, che però ebbe vita breve. Intanto, visti gli esiti della prima guerra d’Indipendenza, montava la reazione. E il 29 novembre 1849 Gian Vincenzo veniva arrestato. Processato, fu condannato a cinque anni di detenzione, per reati di stampa.

In carcere scioglieva nel canto il suo dolore, componendo Salteri ed Elegie. Ma nel 1860 vide finalmente realizzarsi le sue aspirazioni politiche. E il 18 ottobre ebbe pure l’onore di declamare davanti a Vittorio Emanuele l’inno che aveva composto per l’ingresso trionfale in Chieti del nuovo Re.

Rifiutò, comunque, cariche e onorificenze, continuando a vivere della propria professione. Per sollecitare i cittadini abruzzesi ad un’attiva partecipazione alla vita democratica nel nuovo stato nel 1862 fondava la Gazzetta dei Comuni. Uomo straordinario per coerenza di pensiero e impegno civile, si spegneva a soli 43 anni. Geniali le sue intuizioni politiche; mirabili per purezza di linguaggio e nobiltà di accenti le sue liriche e i suoi canti patriottici.

(Nicola Cavaliere)