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Gennaro Finamore
Medico umanista, demologo e glottologo
(Gessopalena 11 agosto 1836 – Lanciano 9 luglio 1923).
Secondogenito di Errico (dottore in legge e facoltoso proprietario terriero) e di donna Rachele dei baroni Ricci, completati gli studi classici nel seminario di Lanciano e nell’abbazia di Montecassino, si recò a Napoli per studiarvi medicina.
Nella capitale del Regno borbonico ebbe modo di sperimentare i fermenti dell’Italia nuova che nasceva e di stringere amicizia con i più eminenti personaggi della cultura meridionale e abruzzese, e in particolare con gli Spaventa. Di Bertrando Spaventa seguì anche le lezioni sullo hegelismo, per trasmetterne appunti al fratello Vincenzo, sacerdote e filosofo. Conseguita la laurea, nel 1863 tornò in paese, dove per diciotto anni esercitò la professione di medico indulgendo in affabile conversazione con i popolani, di cui indagava ogni aspetto della vita e del costume.
Sindaco di Gessopalena nel biennio 1875-76, si rese promotore di diverse iniziative socio-culturali dirette ad ammodernare il piccolo Comune. Nel 1881 si trasferì a Lanciano, ma tornava di frequente a Gesso, dove ritrovava il nido degli affetti. Nel 1891 sposava la poetessa Rosmunda Tomei di Perugia.
Dal 1895 fu prima direttore e poi preside del ginnasio-liceo di Lanciano. La sua attività di studioso del folklore e di pubblicista fu molto feconda. Tra le sue opere più importanti ricordiamo:
Delle condizioni economico-agricole di Gessopalena;
Vocabolario dell’uso abruzzese;
Tradizioni popolari abruzzesi;
Canti popolari abruzzesi,
Novelle popolari abruzzesi;
Credenze popolari abruzzesi;
Proverbi abruzzesi.
Dalla nativa Gessopalena, e poi da Lanciano, entrò in contatto epistolare con demologi, filologi e glottologi di fama nazionale e internazionale: vedi Imbriani, Pitrè, D’Ovidio, D’Ancona, Monaci, Clausen, Koehler, Krauss, Rolland, Crane, Liebrecht. E’ per merito di Gennaro Finamore, che tuttavia studiava la lingua del popolo con metodologia positivistica,“se oggi tutto l’Abruzzo rivive – scrive Paolo Toschi - nella bellezza dei suoi costumi, nella dolcezza dei suoi canti, nella fantasia delle sue fiabe e leggende, nella saggezza dei suoi proverbi, nella fedeltà a quelle forme di vita attraverso le quali si esprime lo spirito di un popolo vivace e ricco di energie sempre rinnovantisi”.
(Nicola Cavaliere)