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DI BUONGIORNI E "RIGANETTI"
I. <"Pararara ra pumpapa" intonava l'immancabile grancassa… Mille buongioni Bel
viso
dorme, le dono mille buongiorni bel viso parazumpapa>.
Nella penultima domenica d'agosto se le cantano e se le suonano a Gessopalena,
durante
la pantomima dei "buongiorni", principiata nel primo Novecento e a tutt'oggi
esistente,
vittoriosa sul mutare d'usi e costumi … con la variazione dell'iniziale veste
sacra con la
profana.
Prima della Grande guerra, in paese, esistevano due confraternite, quella
facente capo
alla chiesa di Santa Maria dei raccomandati, la più importante, e quella facente
capo a
Santa Maria Maggiore.
Alla prima era affidata anche la mansione dei riti funebri quando i confratelli,
indossando
abiti bianchi con mantello rosso, rendevano il corteo molto suggestivo.
I buongiorni, al principio, furono disposti quale
segno d'ossequio ai membri di questa confraternita. La sfilata, durante la quale
si riunivano cantori e musici, s'avviava dalla chiesa procedendo verso le
singole case, la prima era sempre quella del cappellano. Il suo testo era
stilato ponendo in risalto i meriti per cui il destinatario della serenata s'era
distinto nel corso dell'anno.
Era un modo per verificare il peso sociale, politico
e in quegli anni anche di censo, che ognuno aveva nella comunità, vagliando non
solo il senso del testo, ma anche la lunghezza dello stornello: quanto più era
ampio tanto più alto era il proprio valore agli occhi della comunità. Lo
stornello, inoltre, decantando le virtù dei singoli, augurava loro un simbolico
"buongiorno" al fine di prosperare distinguendosi nelle proprie attività,
durante l'anno.
II. <La manifestazione rappresentava un evento unico in tutto il territorio,
simbolo della
cortesia paesana - racconta Luigi Saverio Tozzi, protagonista negli anni degli
eventi
culturali della comunità gessana – Essa durò fin quando il mondo poggiava su
particolari
valori morali legati alla religione. Dopo la guerra da atto cortese mutò in rappre-sentazione
ironica, da riverenza divenne canzonatura >.
Nelle odierne rappresentazioni s'esaminano i principali eventi mondani annui del
paese,
specialmente quelli politici e si parte in "spedizione" di fisarmonica,
grancassa, chitarre e
voci soliste.
Tra il 1960 ed il 1970, era in uso andare anche sotto i balconi
degli uomini
traditi dalle mogli, ma, dopo aver causato qualche dramma familiare, si ritenne
di non
perpetuare l'usanza.
<C'è stata un'edizione in cui ho collaborato alla stesura dei testi - racconta
Carmine Simone, studioso locale - a volte gli ospiti la prendono bene e allestiscono
anche dei
banchetti per i cantori>.
Negli ultimi anni la tradizione dei buongiorni sembra caduta un po' in disuso ma
il popolo
gessano da sempre compagnone e amante dello stare insieme, sicuramente porrà
rimedio
nella prossima estate … così alla popolazione non resta che, <pararara ra
pumpapa>,
attendere con curiosità gli stornelli dell'anno venturo.
Conny Melchiorre
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