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SACRA RAPPRESENTAZIONE DELLA PASSIONE DI CRISTO
La
rappresentazione si svolge nei punti più suggestivi del centro storico e si
ispira alla pagina evangelica, anche se non mancano aspetti di attualizzazione.
The representation takes place in the most dramatic settings of the old part of
the village, inspired by the gospels, but also with references to contemporary
themes.
Da “IL GIORNALE D’ABRUZZO E
MOLISE” del 27 maggio 1965 n° 6
TRE MOMENTI DELLA PASSIONE DI
CRISTO
Sono rivissute a Gessopalena le tradizioni
più belle del paese dalle Tentazioni di S. Antonio ai Funerali di Carnevale
Per iniziativa dei giovani
di Gessopalena (Chieti), quest’anno, sono rivissute le tradizioni più belle
del paese: dalle “Tentazioni di S. Antonio” ai “Funerali di Carnevale”.
Cose popolari che, per le loro caratteristiche, hanno richiamato l’attenzione
di turisti e studiosi del folklore abruzzese.
Ora i Gessani (sempre per
iniziativa dei giovani) con la particolare collaborazione del reverendo don
Angelo De Ritis e dell’insegnante Vincenzo Bozzi (già sindaco del paese)
coadiuvati dallo studente universitario Luciano Troilo (tecnico del suono) e
sotto il patrocinio dell’ ente provinciale del turismo, hanno voluto fare
qualcosa di più impegnativo, attingendo alla più bella e suggestiva
tradizione: quella di far rivivere la Passione di Cristo.
Tre sono stati i momenti
salienti che hanno stigmatizzato la Passione del Cristo: L’ORTO DI GETSEMANI,
LA CONDANNA DI GESU’, CROCIFISSIONE E MORTE.
Le musiche: Bach, Haendel,
Vivaldi, Albinoni. Luci: F. D’ Annunzio. L’adattamento è stato fatto sul
testo di S. Giovanni.
Cento personaggi (e
meriterebbero tutti di essere citati) nei costumi dell’epoca (costumista N.
Stella) ci hanno portato lontano nel tempo
(scenografo G. De Gregorio).
Il personaggio del Cristo s’è
valso della interpretazione del prof. Luigi Tozzi che, inequivocabilmente
(questo solo voglio dire) ha rispecchiato nel modo più formidabile la figura
del Redentore. Il muratore Giovanni Pellicciotta, con grande bravura, ha agito
da controfigura nel momento della crocifissione. Il personaggio di Pilato è
stato interpretato, con grande passione, dall’ ins. Vincenzo Bozzi. La
Madonna: Mariabambina Melchiorre.
Tra le pie donne: merita
particolare menzione l’ins. Rina Casari. Tra gli apostoli: Pietro( G. De
Gregorio, pittore) Giovanni ( A. Trabaccone, ragioniere) Giuda (N. Larcinese,
studente) poi, Caifa (U. Caniglia,
stud. universitario) Anna ( P. Bozzi, studente universitario) infine, Barabba (
A. Pellicciotti, commerciante) ed il capo dei Pretoriani ( A. D’Amelio,
collocatore). E tutti quelli che hanno partecipato alla recita con il loro
indispensabile contributo. Mercoledì Santo, alla sera, migliaia di persone
affollano il paese. Autopullmann sono giunti (nonostante il cattivo tempo) da
vari centri. Gente ce n’è ed il paese assume - ciò non dico per fare della
retorica - una particolare atmosfera: atmosfera sofferta di dramma. E’ la
drammatica immagine di un paese di emigranti, di lavoratori, che sentono Cristo
perché ha gridato e grida per loro. Ed ecco la prima scena. L’ ORTO DI
GETSEMANI. L’ Orto degli ulivi è ricostruito su una conchiglia monumentale in
mezzo alla piazza. Alle 19 s’inizia.
La gente numerosa è accalcata. D’improvviso, nel silenzio tombale dell’attesa,
vibra nell’aria la PASSIONE di Bach, levandosi dagli alberi (per un gioco di
altoparlanti) che tornano la piazza stessa. Si azionano i riflettori che
illuminano la grotta davanti a cui Gesù dovrà pregare. Inizia Il prologo: “Vieni
popolo! Accostati! Vieni a vivere le ore della Redenzione…”.
L’invocazione è forte e
prepara l’entrata in scena del Cristo. Cristo e gli apostoli entrano in scena.
Qui le immagini più significative. Dal Signore che prega agli apostoli è tutto
condotto con una sequenza ed una essenziale finezza espressiva veramente
toccanti. Basta distrarsi un attimo per notare come fortemente le voci degli
attori dominano la platea in un silenzio totale. Ma ecco Giuda ed i soldati. Il
bacio. Lo svolgimento segue senza enfasi dilettantesche. Battuta per battuta,
sequenza per sequenza, si ripetono gli attimi drammatici. Cristo viene
portato via. Gli apostoli mano a mano scompaiono dalla scena. A Pietro le ultime
parole: “addio giardino… addio ulivi … addio grotta… Getsemani, addio!“.
Qui finisce la prima scena. E’ durata un’ora. Scena seconda. LA
CONDANNA DI GESU’ ( il balcone di Pilato). Il prologo: “ Vieni popolo!
Corri, c’è un reo da condannare: il Giusto…”. Il balcone di Pilato è
stato costruito in cima alla scalinata della Chiesa che domina la piazza. I
pretoriani sono disposti davanti ad esso. Due fuochi ardono a manca ed a destra
delle colonne che fanno un tutt’uno con il balcone. Tira un poco di vento. Il
momento pare ideale. S’ode uno scalpitare di cavalli ( e, tra la meraviglia
dei presenti) è Pilato che giunge con un autentico cocchio. Ora - per lo stesso
effetto della prima scena – si lega IL LARGO di Haendel. Da Jacopone Da Todi
seguono ( sempre sottofondo) le parti più significative de’ “IL PIANTO
DELLA MADONNA”. Il Nunzio: “ Donna del Paradiso/ il tuo figlio è priso…”.
Maria: “ O Pilato non fare il Figlio mio tormentare …”. Le voci si
alternano finacché Pilato, imponente, entra in scena. Segue Cristo che, nella
solita compostezza - in mezzo alle guardie - è condotto al cospetto del popolo
imbelvito. Il popolo grida : “ A morte ! A morte!”. L’interprete del
procuratore romano magistralmente e serratamente svolge il suo ruolo. Il gioco
delle luci diventa a mano a mano più intenso e profondo. “ Sei veramente il
re dei Giudei?”. Cristo: “ Tu l’hai detto”. Tra l’incalzare del popolo
(che, dimenticavo, è rappresentato da un gruppo di persone in costume) avviene
la flagellazione. Quando Gesù viene lasciato nelle mai dei suoi carnefici,
finisce la scena. E’ durata tre quarti d’ ora.
Scena terza. CROCEFISSIONE E
MORTE. E’ a questo punto che - sotto il peso della croce - Cristo s’avvia
verso il Calvario. Si badi : Monte Calvario è il nome specifico che i Gessani -
proprio per le sue caratteristiche - da decenni hanno dato al luogo dove
rappresentano la crocifissione. L’iter s’inizia attraverso una stradicciola
stretta, illuminata da torce che contrastano contro un cielo nero, opprimente,
di pietra. La stradicciola si snoda dapprima tra piccole abitazioni cadenti e
disabitate, poi, man mano che si sale si libera ai lati, si che tu, spaziando -
da una parte e dall’altra - vedi aggregati di luce, che sono paesetti e – se
c’è la luna - profonde valli. Ma Cristo è caduto. Il cireneo ha preso la
croce. La folla segue silenziosa. Tra poco arriviamo in cima. Le torce brillano
ovunque; e qui, per i costumi, per il luogo, viene fatto di essere nel pieno
spirito del tempo remoto. Ma arriviamo. Cristo viene portato su un dosso. La
folla è variamente sparsa sul monte. Il prologo: “ Popolo… è l’ora della
consumazione… Dio ha morso la polvere…”. E ancora : “ Una man gli è
presa / e sulla croce è stesa…”. Cristo ( impersonato - in questo caso- dal
muratore Giovanni Pellicciotta, che sfida il pungente freddo) viene inchiodato e
innalzato sulla croce.
“ Padre perdona loro…”.
Quindi la scena dei ladroni. E Maria: (ancora da Jacopone) “Figlio! L’ alma
t’è uscita !
Figlio della smarrita, Figlio
della sparita…”. A ciò seguono il commento del centurione ed il prologo
finale. La scena è durata un’ora.
La lunga processione di gente
discende il monte. I commenti sono unanimi, mai hanno visto qualcosa di simile.
Sottolineano il silenzio regnato nei tre momenti drammatici, il cielo, il luogo,
la bravura dei recitanti, i sottofondi musicali. Ed è così che – dato l’esito
felice di questa rappresentazione - i bravi gessani, gli organizzatori, di tanto
orgogliosi, in questi giorni, non fanno che ripetere cosa faranno l’anno
prossimo: faremo meglio - dicono; ci impegneremo di più e, invece di cento
personaggi, si vestirà tutto il paese ( i cittadini tutti) nei costumi e nello
spirito dell’epoca della Passione.
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