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Nei primi anni sessanta alcuni giovani affiatati e di talento, si dilettavano a rappresentare, di tanto in tanto, pieces teatrali comico - satiriche di loro produzione nel teatrino comunale - Per la cronaca essi erano: Achille Trabaccone, Luciano Troilo, Umberto Caniglia, Giuseppe e Carmine Melchiorre, Tommaso Tozzi, Giuseppe Troilo, ed altri.
Essi pensarono di rivisitare e di mettere ordine a tutte le tradizioni locali: li Sant'Antunije, le carnivele, le contradanze, le bongiurne, ed anche lu carnevale Morte.
Per quest'ultima rappresentazione si pensò prima di tutto di riesumare alcuni personaggi in disuso: Il prete, Coconia; e di aggiungerne di nuovi: il Sindaco, il notaio, il medico, il Cardinale. Si volle in sostanza dare una connotazione esatta, a tutto tondo, a ciascuna maschera; a ciascun personaggio un suo ruolo specifico nella rappresentazione burlesca.
Poi si pensò di dare ordine all'intera rappresentazione nella sua sequenza scenica; vale a dire il succedersi degli accadimenti con i relativi personaggi.
Carnevale Morte venne, quindi, sceneggiato come un vero funerale di prima classe, con corteo ed elogio funebre.
La prima rappresentazione così definita e codificata, venne eseguita nel giorno delle ceneri del 1965.
 
Eccone la descrizione sequenziale:
Carnevale muore in ospedale, stroncato da varie malattie delle più strane e rare;
Il corteo funebre si snoda per le vie del paese con la banda in testa per andare incontro al feretro che proviene dall'ospedale di Casoli (tutto ciò serve per radunare la popolazione).
Poi il corteo si ricompone, prende forma: Avanti lu stannarde con la scritta FRECHETE, seguito da un prete sciattone con a fianco due chierichetti.
Poi si colloca la banda formata da una diecina di suonatori locali, che eseguono seriamente e bene la marcia funebre di F. CHOPIN (la prima edizione fu diretta e concertata dal Maestro Paride D'Alessandro).
Segue il feretro portato a spalla da quattro giovani incappucciati. Immediatamente dietro, la moglie Coconia, incinta e disperata (le prime esibizioni magistralmente interpretate da Carmine Melchiorre) con attorno un mugolo di figli che gridano e piangono, facendo contrappunto alle note strazianti della marcia funebre, mentre il prete (ottimo Giuseppe Melchiorre) snocciola litanie invereconde.
Segue poi la fila delle autorità: Sindaco in marsina e bombetta (prime edizioni Achille Trabaccone ), il Notaio col mantello a ruota ( pp.ee. Umberto Caniglia), il Cardinale con tutti i paramenti: Mitria in testa e pastorale in mano (pp.ee. Luciano Troilo), Medico col camice bianco e stetoscopio al collo (pp.ee. Giuseppe Troilo )-
Chiude il corteo la massa delle comparse e la gente comune.
Giunti al centro del paese il corteo si dispone ad arco intorno al feretro, mentre le autorità si portano su un balcone sovrastante per i discorsi di rito.
Apre il medico, il quale ha il preciso compito di fare il referto - di quale malattia è morto carnevale? Tutti vogliono sapere la causa della sua morte improvvisa. Il personaggio del medico, pertanto, fu creato per mettere a nudo i vizi di carnevale (bevitore, donnaiolo, crapulone, depravato), attraverso le conseguenti malattie, quelle vergognose, ignobili- oppure per sottolineare le vessazioni subite come cittadino (qui nell'accezione di tutti gli sfruttati, vilipesi, umiliati); con l'inevitabile morte per crepacuore, infarto, ulcera.
Segue il discorso del Sindaco- Il personaggio del Sindaco veste i panni del finto burbero. La macchietta si sviluppa attraverso un discorso tra il commemorativo e l' "Amarcord"- Si descrivono con ironia fatti piccanti accaduti a cittadini del luogo, più o meno riconoscibili, facendo del pettegolezzo bonario. Si approfitta di criticare l'amministrazione comunale attraverso le parole del Sindaco stesso, il quale nel tentativo di giustificare l'inattività amministrativa, fa goffamente l'autocritica.
Il personaggio che segue è una "maschera" nuova per questo generale di burla. Il Notaio- l'esecutore testamentario di Carnevale: una grande trovata. Carnevale, nell'immaginario popolare, è un uomo notoriamente povero, diseredato, pieno di debiti, scialacquone ed altro. Cosa poteva lasciare ai suoi eredi questo povero in canna? Un testamento spirituale! Carnevale poteva disporre, con la fantasia, di lasciti di qualsiasi bene, materiale o immateriale, a chicchessia. Quindi dà sfogo alla sua immaginazione e dispensa perle di saggezza, beni e oggetti dei più fantasiosi, giocando con doppi sensi, allusioni… insomma un ottimo mezzo per mettere alla berlina un po' di gente.
Il testamento, letto e spiegato dal Notaio con lunghe pause, ammiccamenti, gesti espliciti, si dipana via via tra un latinorum e uno sberleffo - Una chicca da far scompisciare.
Chiude la carrellata dei discorsi commemorativi, il Cardinale. Il porporato caratterizza il suo intervento attraverso un linguaggio talvolta mellifluo e insinuante, talora rude e repressivo. Egli si rivolge soprattutto alla diletta Coconia vedova sconsolata, con vergognosi tentativi di seduzione piuttosto evidenti, non del tutto canonici, che lo rendono ridicolo e grottesco. Poi cambia registro. Lancia anatemi contro i giovani depravati che si dedicano ai bagordi e ai balli, alle pettegole che seminano calunnie, agli amministratori corrotti ed inattivi, ed altro ancora con un crescendo rossiniano. Ad un tratto il cardinale si calma, e mentre l'alto prelato si appresta a fare le ultime raccomandazioni a Coconia, la vedova con grida strazianti, dà alla luce "coram populo" l'ultimo rampollo di Carnevale. A questo punto il Cardinale con una benedizione solenne, rigorosamente in latino maccheronico, sparge acqua del pitale sugli spettatori.
La manifestazione si chiude con un grande falò; le povere spoglie di carnevale vengono cremate nel fuoco purificatore, mentre tutti i personaggi fanno circolo intorno alla pira e si dà inizio al baccanale finale.