I TESTI
M E D I C O
(Giuseppe Troilo)
Questa mattina addì 23 del
mese di febbraio 1966, sono stato convocato d’urgenza dalle autorità civili
ed ecclesiastiche nella dimora del qui presente, ma assente, Carnevale.
Purtroppo
al mio arrivo il nostro illustre e beneamato concittadino già si era svegliato
cadavere, non restandomi altro che constatare il decesso del morto: interrogato
il morto ….non risponde!
L’unica
testimone degli ultimi istanti della sua vita è stata la sua
affezionatissima e diletta Coconia, la quale mi ha raccontato come fino all’ultimo
istante della sua vita la sua vitalità non fosse venuta meno.
Dopo
aver sconquassato per più ore il talamo coniugale, improvvisamente stirò le
gambe: Coconia pensava che se ne fosse venuto…. Invece …..se ne era andato!
Ultimamente
pur essendo stato affetto da gravi e penose malattie quali: Sifilide, scolo,
paraculite acuta con complicazioni emorroidali e cerebrali, spasmi prostatici e
vaginalied ernia scrotale, è
riuscito a sopravvivere.
Durante
il periodo della convalescenza gli avevo prescritto una rigorosa dieta a base di
olio zirrato, ma invece di migliorare, vieppiù si è aggravato. Pertanto, si è
resa necessaria una energica cura ricostituente mediante supposte da 25 di
spermanganato di mio duro, farmaco ben noto fin dai tempi antichi! “
Contradepe –rimentum puellarum finocchiorumque mei duri spermanganatus semper
bene fecit”. (scuola salernitana).
Questa
volta non ha resistito la sua forte
fibra alle più subdole e sottili calamità
hanno intaccato e consumato lentamente la sua virile resistenza. Prima
fra tutte i dispiaceri e le delusioni procuratigli da tante ragazze, le quali
non aderivano ai balli e ai baccanali che lui stesso con tanto amore ed
entusiasmo e libidine organizzava per il solo amore del divertimento.
Il
colpo decisivo al suo sistema cardiocircolatorio è stato inferto dal messo
comunale che gli aveva notificato il triplicato aumento delle tasse. Il suo
apparato respiratorio è stato corroso giorno per giorno lentamente,
ma inesorabilmente, ogni qual volta si recava a “ li cirque di
Zarrafine “ per la sua quotidiana passeggiata e soprattutto per soddisfare ai
propri bisogni fisiologici, perché, ingenuamente, non indossava la maschera
antigas e gli effluvii che esalavano dalle fosse biologiche all’aperto gli
penetravano negli alveoli polmonari.
In
un primo momento ho creduto che il colpo decisivo gli fosse derivato dalla
epatite magistrale, quella tremenda, incredibile e incurabile epidemia che tante
vittime ha mietuto in questi ultimi
tempi in tutta la zona; ma tale ipotesi
l’ho dovuta accantonare, perché come voi sapete,
Carnevale era analfabeta. Perciò, per quanto incredibile possa sembrare,
l’ipotesi più accreditabile è quella che
il suo cuore non abbia resistito alle ultime laceranti
note dell’ennesimo tango argentino suonato e stonato dall’orchestra
lirico-sinfonica gessana. Ma la mia esperienza di medico mi fa ritenere che
Carnevale avrebbe resistito a tutto questo se voi tutti giorno per giorno non
aveste attentato dolosamente alla sua vita….e i maggiori e diretti
responsabili siete proprio Voi…………….
S I N D A C O
Illustri concittadini, amici
gessani
Come Pilato mi lavo le mani
In questo giorno di grave lutto
Sparlar di Lui mi sembra brutto.
si offenderebbe Coconia cara
moglie infedele, si, ma donna
sì rara!
perciò mi accingo con i vostri permessi
miei cari sudditi, miei poveri
fessi
a smascherarvi oh gente in
difetto
per onor del morto e pel mio
diletto.
Sono o non sono il vostro
padrone!
Voi mi direte sei un…(coglione)
furbone
Io sono il Sindaco, voglio
rispetto
Semel in anno voglio un
capretto.
Io sono giusto, sono leale
È pronto a dirlo il cardinale
Il quale mi assiste con grande
acume
Quando lavoro per il comune.
Per non farsi vedere il
porporato
Uno scaltro metodo ha
escogitato:
Un passaggio diretto Comune –
sagrestia
Dopo il lavoro se ne va via.
Senza esser visto e con poco
sfizio
Si mette a leggere il solito
uffizio.
Un tasto delicato ora dovrò
trattare
Dei miei dipendenti dovò
parlare:
- Prendete moglie, scapoli
impenitenti!
Che ve ne fate dei vostri
strumenti?
Strumenti a corde, strumenti a
fiato,
se non li usate, riportateli a
chi ve li ha dato.
Uno solo lo suona spesso
Ed anche dove non è permesso.
Mi dà fastidio, questo è
notorio;
prende il Comune per il
conservatorio!
E’ una vergogna, un’indecenza
Buttare l’acqua senza licenza
Dalla finestra del borgomastro
Un’altra volta per giove vi
castro!
Sapete che l’acqua è
razionata
Voi la buttate per una
buffonata.
Per giunta poi con l’acquatico
tiro
Avete interrotto l’amplesso
furtivo!
La coppia bagnata or voi mi
dite
Poteva beccarsi una polmonite.
Ma per fortuna il personale è
efficiente
Ha buttato l’acqua, si, ma…..bollente.
Io son per l’ordine, voglio
rispetto
Pertanto da oggi chiudo il
boschetto!
Vieto da ora balli, veglioni,
cenette, vino e formicazioni.
Sol io e il prevosto in gran
segreto
Facciam quasi tutto quel che
ora vieto.
Carnevale è morto ordino il
lutto
Miei concittadini vi ho detto
tutto.
CARDINALE IN VISITA
Amatissime e
fedelissime pecorelle, il clamore delle colpe che giunge a noi dalla diletta
Gessopalena , è grande. Il suo peccato è molto grave; noi non potevamo
credere, non volevamo credere! E per questo siamo venuti. Si, siamo venuti e vogliamo vedere, vogliamo toccare con mano se
in realtà è avvenuto tutto questo obbrobrio il cui clamore è giunto fino a
noi.
Noi abbiamo
accuratamente indagato, abbiamo preso in grande considerazione, per quanto
piccolo, un indizio per cercare noi stessi dell’infondatezza delle pesanti
accuse contro di voi.
Ma
analizzando le informazioni fatteci pervenire dall’Agenzia Manzi e rileggendo
l’accuratissima e minuziosa inchiesta pubblicata dal Pettegoliere condotta e
redatta, con la abituale scrupolo professionale, dalle sorelle croniste, le
migliori e più attendibili giornaliste che il paese offre, e l’articolo di
fondo che la redattrice capo in persona si è degnata di scrivere a conclusione
dell’inchiesta e dopo aver personalmente raccolto le testimonianze delle
inviate speciali di ogni veglione e ballo privato, ebbene, noi con tutta l’amarezza
del nostro sensibile cuore, abbiamo dovuto riconoscere che il grido di dolore
che dal cuore straziato delle pie bigotte si è levato sino a noi, non era senza
fondamento. E’ ormai finito, purtroppo, il tempo in cui il paterno consiglio
del sacerdote poteva indurre le buone ragazze
a disertare i luoghi di corruzione e di perdizione che sono i veglioni.
Qui ho figli degeneri si vegliona troppo, due, tre volte l’anno ci hanno
detto!
Ai ria
Gessopalena! Non più paese di provincia ma bordello. Ma il nostro cuore si riempie di speranza perché sappiamo
che ci sono ancora delle buone e timorate ragazze, le quali, pur trovandosi come
pecorelle smarrite in mezzo ad un branco di lupi affamati, sono riuscite a
mantenersi pure come candidi gigli, et cum in urbem frendunt, longe a parentis
oculis, ad ludos saltatorios totum se dedunt et simile quae in clausura tenentur,
ubi possunt, more pecorum, saltus iccipiunt celeriter. Chiedo perciò al signor
sindaco di intervenire energicamente e di reprimere con dure leggi la dilagante
corruzione, affinchè le future generazioni non possano dire che la nostra bene
amata Gessopalena, che a vizio di lussuria fu si rotta, ma si sia redenta.
Con questa
speranza ci concediamo da voi.
Dispergimus
acquam pitalis super vos come atto di purificazione per i vostri peccati. Fate
penitenza, fate astinenza! Intanto noi andiamo dal Bizzarro a bere un goccio di
vino bianco.
N O T A I O
Anno domini
millesimo noncentisimo sexagesimo sesto, Colantonio Don Angioloque
ariregnantibus et arisemper scassantibus, veni ante me Notarem Umbertum de Gente
Canilia Carnevalem scialaquonem qui dixit hoc esse suum testiculum:
Cara Coconia
pecora spirduta
Nu ciavarre
ta – lassate sctu curnute sci pirdute
Dope tutte
si uà chi sci passate siente a maie
Aritturile
su cavute
Carnivale di
te nzinè scurdate
Mo ti facce
a vvidè chi ta lassate.
Lasse a
Coconia la vedova chiù amate
Tutte li
dibbite chi nunzo pagate
I ormai mi
ni stracciafreche
Ma tu vide
mo gna da fa pà accuntintà si puteche.
A li fie
femmine nin ciaie pinzate
Ca chisse lu
capirche già si la truvate
Sole mi
dispiace s’anima innucente
ca quasce
quasce già mi te mmente
A li fii
ummine n’ai chi i lassà
Chiù di quello
chi te ni i pozze dà.
Pi l’amici.
Certe l’amici mie so tante
e i vulesse accuntintà tutte quante
ma siccome la zaccocce nin mi li permette
lasse caccose a chille chiù ristrette
lu prime a ccuntintà è Alderiche
lu chiù sincere e care amiche
siccome a caminà nin è chiù leste
i lasse na manopattine pi fa l’inchieste
un momento che la signora si pettini.
A quille chi s’assette sempre mezza a la navate
i lasse quell chi lassive a Giggiotte l’anne passate
A chillatre chi sta sempre a panze da fore
i lasse quelle chi lassive a lu cullucatore
Antonie di Pulicherie, lu cunsiire
i lasse nu porce accise chi tutte lu ammiire
A Vincinzine di Papà
i lasse na bella pesce di baccalà
mmece a Ntonie di lu Pucculine
i lasse na damigliane piene di vine
All’amiche signore vuie fa na raccomandazione
Facete a la case almene la culazione
A li maistre vulete sapè chi i so lassate
a chille che di li tasse se lamintate
nu belle fasce di carta bullate
a chille chi se date pa mmalate
nu cirtificate mediche senza date
Dell’amministrazione nin mi ni so scurdate
Pure a isse caccose so lassate
A li Prime cittadine lasse ditte
uanne chi li facesse minà lu flitte
e chi nnà spittasse Luie la fine di lu mese
quande già di muschile se piene lu paese
A la cummissione di li tasse mmece lasse ditte
chi nna ppinnesse li ricurse a li gabbinitte
ma di esaminarli se non con competenza
almeno chi nu poche di coscienza
A chille chi esce da stà scola secondaria
i lasse na tabbellinne e nu sillabarie
acciocche chi li uaiune quanda arivè
ariporte nin sole li du ma pure cacche tre.
Or comincian le dolenti note a farmisi sentire
ciò che alle ragazze ha lasciato sto per dire
Sindaco e Cardinale
non han fatto che dirvi male
avete ben inteso ragazze care
or non potete più ballare
ma Carnevale con voi non ha cipiglio
vi lasse perciò qualche consiglio
A chille chi si vo fa na saldarelle
I lasse l’are abballe pi li Velle
A chi vo fa l’amore senza chi li vede nisciune
I lasse chi la paiarelle abballe pi li Vallune
però stetive attente vu chi iete a fa l’amore a la
triene
ca lu vallone po putà la piene
Fare l’amore al boschetto è molto bello
Ma non dimenticate di portare l’ombrello
E chi, e sottolineo il chi, nin vo abbadà a tante cose
Si ni iesse abballe pi la Madonne di li Rose
Chille chi sta a Chieti è normale
Si va a la Villa comunale
Chille chi sta a Lanciane senza fa schiamazze
Acquante si ni cale sotte a lu punnte di la Masse
A chille chi si ne bbriugnate l’anne passate
i lasse nu belle Cefale ncartucciate
A chille chi
si n’àbbriugne presentemente
I lasse nu belle Cefale ugualmente.
P R E T E
Oremus, in nomine acchiule semper servanda atque laudanda
in hoc die letissimo, procuramus accupare duo tria quattuor chiandellas, affunda
baculum salubrem in mare profundum, et magna cim letizia leccare ficam indie
mestruanda…..in culum mittamus chiacchieras clericorum sicut amicus Carneval
More hominum signori magnamus bibemus et aricurciamus secundum robore, amen!!!
Ut acchiule per secula seculorum semper regnat, Te rogamus Carneval. Ut scolas
ed Scolo preservamus, te rogamus Carneval, Ut non petularum spaccaturas sed
puellarum pulcrarum et suaviarum semper accipiamus te rogamus Carneval, ut
baculum semper rittum et promptum fuerit, te roganus Carneval, deinde ut nos in
itinere fricatorio et puellas in servandas acchiulas saporitas substineant, te
rogamus Carneval! Benediczio vos in nomine acchiule et suavis baculum.
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