Guerra '43

Prefazione
Nota Curatore
Nicola Bellisario
Felicetta Tiberini
Nicola Bellisario
Donato Lannutti
Nicola Santirocco
Giacinta Mancini
Nicola Santirocco
Ernani Tiberini
Cosimo Salomone
Antonio Salomone
Filomena De Liberato
Luigi D'Amelio
Lenuccia Troilo
Donato Lannutti
Don Nicola Masciarelli
Giacinta Mancini
Fiorenza Tozzi
Nicola Scamuffa
Giuseppe D'Amico
TIME 17/1/'44

   NOTA DEL CURATORE 

Questo libricino ha molti autori, ed un paio di ideatori. Gli autori sono gli uomini e le donne che hanno dato "voce" ai loro ricordi di guerra, che forse per la prima volta sono stati raccolti e trascritti per evitarne l’oblio; gli ideatori sono il sindaco di Gessopalena, Antonio Innaurato, e l'editore di Bomba Nino Troilo. Quest’ultimo, in verità, è un gessano verace, amico d’infanzia dei miei amici, che gia un paio d’anni fa mi stimolo per una ricerca sulle memorie belliche di Gessopalena, ed in particolare sulla strage di Sant’Agata. Il sindaco Innaurato, quasi contemporaneamente, mi metteva al corrente del ritrovamento in un archivio militare di Londra, da parte dello storico fiorentino Paolo Paoletti (autore anche di una ricerca sull'eccidio di Pietransieri), di una documentazione britannica su Sant’Agata. Non si conosceva il nome di quell’archivio. Dopo alcuni contatti telefonici con i cultori della ricerca storica locale (e mi fa piacere ricordare l’aiuto datomi da Giovanni Nativio), giunsi alla conclusione che la documentazione dovesse trovarsi nel Public Record Office di Londra. Affidai questo compito di ricerca ad un altro mio amico, William Brierley, professore alla School of Languages and Area Studies dell’Università di Portsmouth, il quale – con una semplice telefonata – si fece mandare dal P.R.O. la documentazione richiesta, tutta in inglese, che lui provvide poi ad inviarmi. Dubito molto che in Italia sia possibile fare ricerca storica in questo modo. Si tratta di una serie di interviste che gli inglesi fecero ad alcuni superstiti dell’eccidio, ricoverati nell’ospedale di Vasto dopo essere stati curati in un pronto soccorso di Gessopalena. C’e la testimonianza immediata e drammatica di Nicoletta Di Luzio, la ragazzina che si salvo casualmente e che resistette al fuoco tedesco fingendosi morta. La Di Luzio, fattasi anziana, vive oggi a Ostia, e non parla più di quell’episodio: fece un’eccezione una ventina di anni fa con Bernardo Stella, che trascrisse convulsamente le sue parole. Dal fascicolo di queste interviste viene fuori un altro particolare sfuggito alla memoria collettiva: i resti dei morti di Sant’Agata vennero sepolti nei dintorni dei casolari il 2 febbraio 1944, dodici giorni dopo l’eccidio. Bernardo Stella, negli appunti presi più di vent’anni fa, parla di cani randagi e animali selvatici che fecero ulteriore scempio dei poveri corpi. In queste pagine appaiono altri personaggi Gessani oggi scomparsi: don Quintino De Liberato, l’avv. Scipio Casari (che in quei mesi fu sindaco per nomina degli inglesi), e il giovane avvocato Lucio De Gregorio. Ci sono anche i medici don Pietrino e Totoro, ancora ben vivi nella memoria popolare. Le foto furono scattate da Vincenzo Tilli e consegnate agli inglesi. La foto aerea mi e stata data dall’arch. Enrico Del Pizzo di Lama dei Peligni, con il contributo della Biblioteca di Gessopalena. Le persone che hanno dato "voce" alla prima parte della pubblicazione, invece, sono tutte vive, meno una: Donato Lannutti, scomparso pochi giorni fa. I racconti delle loro esperienze nei momenti drammatici di quei mesi li abbiamo sentiti tutti quando si era ragazzi, ma purtroppo nessuno si e mai preso la briga di registrarli o trascriverli, cosi che molto e andato disperso. Mi e sembrato giusto aprire queste testimonianze con quella di Nicola Bellisario, che dalla sua Lanciano si rifugio a Pastini. Nei momenti difficili I’ospitalita non si nega a nessuno. Di proposito ho voluto dare una terza parte alla pubblicazione, seppure brevissima, con una intervista – che mi sembra insolita e illuminante – a Domenico Troilo, il vice comandante della Brigata Majella. Ogni parola in più mi pare superflua. Devo un’ultima spiegazione agli amici che sicuramente mi assaliranno per la citazione del Macbeth scespiriano che non offre adito ad alcuna speranza: "La vita... e un racconto fatto da un idiota, pieno di confusione e violenza, e il cui significato e il nulla". Dalla furia bellica, in effetti ("sound and fury"), non c’e da spettarsi speranza alcuna. Ma le armi non possono parlare in eterno, ed anche in mezzo alle vicende piu terribili e opportuno riascoltare la voce dell’Enea virgiliano che consolava i suoi amici con queste parole: "Forsan et haec olim memenisse iuvabit" (Virgilio, ENEIDE, I, 203). Forse un giorno sarà piacevole ricordare queste cose. In quel "forsan" c’e un segno di riscatto e di liberazione che va ben oltre le più pallide speranze.

g.m.