Guerra '43

Prefazione
Nota Curatore
Nicola Bellisario
Felicetta Tiberini
Nicola Bellisario
Donato Lannutti
Nicola Santirocco
Giacinta Mancini
Nicola Santirocco
Ernani Tiberini
Cosimo Salomone
Antonio Salomone
Filomena De Liberato
Luigi D'Amelio
Lenuccia Troilo
Donato Lannutti
Don Nicola Masciarelli
Giacinta Mancini
Fiorenza Tozzi
Nicola Scamuffa
Giuseppe D'Amico
TIME 17/1/'44

Questo articolo comparve su TIME il 17 gennaio 1944. Lo lesse, e ritagliò, Ento Tozzi, prigioniero degli americani a Orano, in Algeria.

Storia di un maiale

L'Ottava armata si è trascinata dentro Gessopalena, il paesino collinare sul versante adriatico dell'Italia. La guerra aveva distrutto i gruppi di case attaccate, sparso le loro mura di mattoni, frantumato le travi di quercia. Attraverso i detriti cinque italiani si avvicinarono ai soldati alleati raggruppati nella piazze municipale. Uno dì loro si fermò a lavarsi le mani nella fontana fangosa della piazza. Un altro gridò: "Signor ufficiale, signor ufficiale! Guarda! Due tedeschi morti!".

Due piastrine

L'uomo che aveva parlato tirò fuori un cappello militare tedesco, con la visiera sporca di sangue, la svastica e l'aquila volante mezzocoperta di fango. "Due tedeschi morti" ripeté, e poi aggiunse in inglese: "Li abbiamo presi mentre venivano a uccidere il mio maiale. Niente maiale per loro - figli di puttana! Guarda, noi abbiamo quello che voi chiamate targhette per cani, due". L'uomo alla fontana era suo figlio, piccolo come lui, con lo sguardo tagliente e avvolto in un mantello nero con il bavero di pelo consumato. Si infilò una mano in tasca e tirò fuori due targhette per cani: pezzi ovali di metallo sottile in custodie di cuoio. I cinque uomini erano orgogliosi dei trofei. Il racconto venne fuori in maniera concitata, nell'inglese mezzo cinese imparato quindici anni fa quando lavorava nella ferrovia della Pennsylvania.

Cinque partigiani

La trappola era stata tesa alla masseria di Antonio ("Tony mi chiamavano in America"). Due paracadutisti tedeschi avevano rubato le galline di Tony per il Natale. Sarebbero tornati per il maiale a Capodanno. Tony, il figlio e i loro vicini aspettarono. Da dietro un cespuglio spararono con un fucile ed una mitragliatrice italiani. Buttarono subito i corpi in una fossa scavata velocemente e si inerpicarono su un sentiero ripido verso Gessopalena. Lì avevano la protezione delle pattuglie britanniche. "Mi sento molto meglio, adesso "disse Tony. "Abbiamo ucciso per salvare il maiale, ma anche per questo". La mano indicò le strade dove le case giacciono ammucchiate per le mine e la dinamite, e dove persiane di legno sbattevano contro mura tremolanti. Un vento gelido, che arriva su furiosamente lungo i pendii fino alle rocce dove è abbarbicato il paese, fa suonare a rintocchi una campana. Alcune donne avvolte in scialli frugano fra le macerie cercando pentole e stoviglie. Tre settimane prima i tedeschi avevano ordinato ai 4.000 abitanti di lasciare il paese. Poi procedettero nel distruggere a pezzi tutto il luogo. La distruzione fu selvaggiamente efficiente. Solo la fontana della piazza, dono dei compaesani emigrati in America, pareva essersi salvata. Quando ai cinque uomini fu chiesto: "Siete partigiani?", sembrava che non avessero capito. Poi uno sorrise, e disse: "Sissignore, partigiani". Ma sembrava ignorasse il significato della parola. Erano contadini. Avevano ucciso per salvare il maiale e perché odiavano i tedeschi. Tony disse: "In America non si fanno queste cose. Ora noi vi aiutiamo e qualche volta potremo uccidere i tedeschi. Okay, eh?".