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| Guerra
'43
Prefazione
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PREFAZIONEL’Abruzzo, che durante la prima guerra mondiale fu soltanto sfiorato dalle vicende militari con sporadici bombardamenti della costa da parte della marina imperiale austriaca, nel secondo e più spaventoso conflitto di questo secolo e stato per alcuni mesi campo di battaglia. Nella nostra regione, e in particolare nell’area delle valli del Sangro, dell’Aventino e del Moro, la VIII Armata di Montgomery, proveniente dall’Egitto, si scontro con le truppe germaniche di Kesselring in ritirata verso il nord. Gessopalena e stata uno dei luoghi dolenti dello scontro, prima retrovia del fronte tedesco, poi "terra di nessuno", infine retrovia del fronte alleato. E' stato, perciò, veramente utile raccogliere in una pubblicazione le testimonianze dirette di chi ha sofferto in quei giorni tremendi, anche perché, se la storia, come dice Manzoni, e una guerra illustre contro il tempo distruttore, si è evitata la dispersione di un prezioso materiale di umanità – da affidare alle generazioni future – di una significativa area dell’Abruzzo. Bisogna essere grati a chi ha reso possibile la pubblicazione di questo testo, e in particolare a Gino Melchiorre, affezionato profondamente alla sua terra natale, tema ricorrente della sua attività di brillante giornalista. Le vicende di quei mesi terribili sono incancellabili nella memoria dei superstiti e nelle meste rovine degli edifici del Borgo medievale e di Sant’Agata, un documento per i posteri di una spettrale archeologia dell’odio. La guerra, anche quando non la fanno i barbari, imbarbarisce. Questo non è accaduto a Gessopalena, dove l’orribile esperienza del male non ha lasciato tracce di contaminazione morale. La gente d’Abruzzo, come ha scritto Benedetto Croce, non cessò di essere cristiana. Innumerevoli furono i gesti di altruismo, di umana solidarietà nonostante le infinite difficoltà e umiliazioni. Le lacrime versate abbondantemente in quei giorni, a distanza di tanti anni, continuano a brillare come diamanti nella memoria di chi le verso o le vide sgorgare. Ma al di la dei ricordi struggenti e dei rimpianti, queste pagine ribadiscono e consolidano nella coscienza dei lettori il sentimento di rifiuto della guerra come mezzo di risoluzione di controversie tra le nazioni, che è, invece, precipuo compito della diplomazia e della politica. Giovanni Nativio |