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| Guerra
'43
Prefazione
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Felicetta Tiberini Era il 7 dicembre. Avevamo abbandonato la nostra casetta in paese, distrutta, e stavamo nella masseria di mia suocera a Santa Croce. Quella sera mio marito, Antonio Cicchini, era tornato in casa con due amici: Domenico Cicchini e Domenico De Crescenzo. Di giorno erano stati più volte in paese a prendere un po’ di cose dalla casa distrutta. Mia suocera aveva cucinato delle patate fritte nella frizzola, sul fuoco. Stavamo cenando.Le nostre due figlie, Carmela e Maria, erano piccole. Era già notte. Arriva trafelata Giovannina, la moglie di Domenico De Crescenzo: "I tedeschi stanno bruciando Roccascalegna! Uscite! Scappate a vedere. Scappate a vedere!". Vedemmo tutti quanti Rocca bruciare, ed anche un segnale di fuoco che salì alto in cielo. Spronati da Giovannina, i tre uomini si allontanarono nella boscaglia, e si diressero verso la masseria de Lu Stierpo, Minco Mattoscio. Passarono tre tedeschi di pattuglia, li videro e li avvisarono: "Halt!", ma quelli vollero scappare, e i tedeschi li mitragliarono. Udimmo gli spari. Alcuni uomini andarono a vedere e li trovarono morti. Mio marito rimase vivo per poco, ma io non lo vidi. Portarono i corpi nella chiesetta della Maddalena a Pastini. Fecero le casse con le tavole del letto. Io volevo andare a vedere mio marito, ma mia madre mi disse: "Statti a casa e pensa alle bambine. Oggi ne ho avuto abbastanza!". Poi Giovannina si lamentò più volte che se suo marito non stava col mio non sarebbe morto. Ma era stata lei a chiamarli e a farli uscire di casa. Per fare che cosa? Per farsi ammazzare. |