Guerra '43

Prefazione
Nota Curatore
Nicola Bellisario
Felicetta Tiberini
Nicola Bellisario
Donato Lannutti
Nicola Santirocco
Giacinta Mancini
Nicola Santirocco
Ernani Tiberini
Cosimo Salomone
Antonio Salomone
Filomena De Liberato
Luigi D'Amelio
Lenuccia Troilo
Donato Lannutti
Don Nicola Masciarelli
Giacinta Mancini
Fiorenza Tozzi
Nicola Scamuffa
Giuseppe D'Amico
TIME 17/1/'44

 Ernani Tiberini

A fine settembre eravamo come in un interregno: senza i tedeschi. Eravamo liberi. Ricordo Alderico che si divertiva in piazza a "giocare ai soldati": "Tu sei Graziani! Avanti, marsch!". Erano da poco successi i fatti del Municipio, ma poi era tornata la calma. Cominciarono ad arrivare i tedeschi Si fermarono in piazza, e proseguirono per Torricella. Era ancora incerta la linea del fronte sul Sangro. A fine ottobre passò un aereo alleato proveniente dal mare, costeggiò il Paese Vecchio, sganciò una bomba vicino l'abitazione di Benigno D'Orazio e un'altra su Colle Patacchino, dove morì un giovane travolto da un portone divelto dallo spostamento d'aria. Da Casoli gli inglesi erano arrivati a Rangitto.

Quando minarono le case, i tedeschi arrivarono con dei camion la mattina presto: uno si fermò in Piazza Garibaldi per controllare il Paese Vecchio, piazzarono una mitraglia a Cassio ed un'altra "dietro i monaci", vicino all'attuale Scuola media. Emanarono un bando che dava due ore di tempo per scappare e salvare il salvabile. Fu un caos indescrivibile. Portai anch'io delle cose fuori di casa, in piazza, e incontrai due tedeschi che mi fecero cenno di andare in chiesa, un luogo che non era stato minato. Correvo insieme a tanta altra gente verso Pastini, mi trovavo sulla strada sotto Colle Patacchino, vicino alla Croce di legno, quando sentii un boato: mi girai e vidi una colonna di fumo, era saltata la casa di Benigno, il podestà, e poi cominciarono a saltare le prime case del Paese Vecchio. Saranno state le 10 del mattino. La sera i guastatori tedeschi se ne tornarono a Torricella.

La mattina dopo ricominciarono a minare e far saltare le case di Piazza Roma, Via Peligna, Via del Popolo e le Casette, che però furono solo scoperchiate perché i muri erano a prova di terremoto. Tornarono il terzo giorno per completare l'opera, ma furono fermati a Cassio da una pattuglia inglese. Si salvò Via della Pace e tutte le casarelle di quel quartiere.

In quei frangenti incontrai Minco Troilo, vicino casa sua. "Che ti è successo?" gli chiesi. "È morta mamma" mi rispose. Poi disse delle cose che mi sembravano un po' strane. "I tedeschi hanno le mitraglie; con alcuni di voi sarei capace di eliminarli, ma dopo?".

Arrivati finalmente gli inglesi, questi misero degli obici nelle rotonda della piazza, dopo aver tagliato la cima a due cedri nei giardini. Piazzarono un altro cannone a San Giovanni tagliando una bella quercia, e non ci fu verso di fargli cambiare idea, e un altro alla Patana, al bivio per Valloni. Sparavano verso la Morgia e Torricella. Durante un cannonneggiamento tedesco sulle Casette, ci rimisero la vita anche due inglesi, e il modo in cui accadde mi dispiacque molto: bussarono ripetutamente a tutte le porte delle abitazioni dirimpettaie le Poste attuali, ma nessuno aprì per la paura delle schegge che devastarono i muri delle case, e che uccisero anche loro due. Era di giorno.

Io diventai Police. Bazzicavo il Municipio, aiutavo Lucio De Gregorio all'anagrafe. Arrivò il sale, che era stato programmato per un tot di grammi a testa per tutta la popolazione. Gli inglesi incaricarono Casari che scelse me e Vincenzo Tilli. Riempimmo di sale una serie di cartocci, al milligrammo. Gli inglesi ci chiesero cosa volessimo fare dopo. Così entrai nella Police. Capo-Police era Rocco Curci, maresciallo dell'esercito, rifugiato qui con la moglie dopo l'8 settembre.

Continuarono i bombardamenti inglesi verso Torricella, ed una mattina la radio annunciò che gli inglesi avevano occupato il villaggio di Torricella, mentre invece c'erano già stati Minco Troilo e i suoi uomini, che avevano portato pure del vettovagliamento.