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| Guerra
'43
Prefazione
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Cosimo Salomone Feci delle buche vicino casa e ci seppellii due comò e due damigiane d'olio. I comò me li aveva fatti Mastro Donato quando mi ero sposato, e ce li ho ancora, sono ancora buoni. Dopo che andarono per terra le case, tutte le masserie di Pastini erano piene di sfollati, forse un centinaio di persone. Venivano dal paese e ci chiedevano se potevamo ospitarli: "Non abbiamo più niente" ci dicevano. Nella masseria mia e in quella di mio fratello tenevamo due famiglie. Si dormiva in una camera tutti insieme, qualcuno su una panca. Io ospitavo Ereti e la sua famiglia1 mio fratello Stefano aveva Firmino e i suoi parenti. Firmino non usciva mai di casa. Aveva paura dei tedeschi, più di noi. Una sera andai a scavare una damigiana d'olio insieme a Vincenzo di Ereti, che era un ragazzo. La stavamo riportando su in casa, quando Firmino si affacciò alla porta, ci scambiò per due soldati tedeschi che trascinavano un cannone, e si mise ad urlare. Si spaventarono tutti, ma poi ci siamo fatti tante risate. Mia moglie Luisa Innaurato cucinava per tutti, la sera: le sagne, le sagnarelle. Tenevamo i salami e le salsicce. Ammazzammo il maiale. Un giorno i tedeschi tentarono di venire giù per bruciare le nostre masserie, ma lungo la strada prima del cimitero, all'altezza della croce di legno, la loro autoblindo si rovesciò lungo la scarpata della Pila. Ci salvammo così. Però misero delle mine proprio in quel tratto di strada e vi morirono due persone che trascinavano un carro pieno di pietre. E pensare che un paio di giorni prima c'ero passato anch'io con lo strascino. Passato l'inverno, alcuni tornarono al paese. Ereti ed i suoi non poterono rientrare a casa loro, e se ne andarono in una masseria vicino a dov'è adesso il lago. A noi dispiacque che non fossero tornati da noi.
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