Guerra '43

Prefazione
Nota Curatore
Nicola Bellisario
Felicetta Tiberini
Nicola Bellisario
Donato Lannutti
Nicola Santirocco
Giacinta Mancini
Nicola Santirocco
Ernani Tiberini
Cosimo Salomone
Antonio Salomone
Filomena De Liberato
Luigi D'Amelio
Lenuccia Troilo
Donato Lannutti
Don Nicola Masciarelli
Giacinta Mancini
Fiorenza Tozzi
Nicola Scamuffa
Giuseppe D'Amico
TIME 17/1/'44

 Antonio Salomone

Avevo 14 anni. I tedeschi mi presero e mi costrinsero a lavorare per loro nel mattatoio dietro il palazzo di don 'Nrico: macellavano le carni di maiali e vitelli rubati per le campagne. Il mattatoio lo avevano organizzato bene: c'erano due pentoloni giganteschi dove si immergevano i maiali per essere scuoiati e che, con un gancio mobile, venivano spostati di fianco per essere squartati, e infine cotti. C'era un macchinario che inscatolava la carne. Le scatole partivano poi per il fronte, a rifornire le loro truppe. I tedeschi avevano requisito anche San Giovanni, l'ex-convento, che divenne la loro rimessa di camion e jeep, e dove scaricavano anche le armi e le ciberne sporche di sangue che riportavano dai combattimenti a Lanciano, Castelfrentano e lungo il Sangro. Prima della guerra San Giovanni funzionava da ammasso per il grano e gli altri prodotti della campagna. Avevano messo il comando nel Palazzo dei Persiani.

Un giorno avevano portato più di quattrocento pecore nel cortile di don 'Nrico, requisite a Roccascalegna. Io stavo tornando a casa mia sulla Terra con della legna che avevo preso in campagna. Stavo proprio sotto la fontanina vicino al trappito di don Nicola Lalli. Un tedesco mi spianò il fucile contro, e mi portò nel cortile di don 'Nrico. Ci ritrovammo io, Antonio il Piccolino, zi' Angelo di Tullio e Jacculino. Ci dissero di portare le pecore a Taranta Peligna. Non mi diedero nemmeno il tempo di prendermi una giacca. Partimmo verso le 9 di mattina e arrivammo a Taranta verso le 4 del pomeriggio. I tedeschi ci diedero da mangiare qualcosa. Avevano recintato una zona vicino al fiume, e lì richiusero le pecore. C'erano anche molte mucche e vitelli. Dopo mangiato, uscii e trovai una donna che mi disse: "Figlio mio, da dove vieni? A mezzanotte noi dobbiamo sfollare tutti quanti da Taranta. Ci portano con loro". Mi presi un altro pezzo di carne, e mi spinsi fin sopra la strada che porta alla nazionale. Gli altri scapparono per conto loro.

Una seconda volta ci fu il bando per rastrellare gli animali dalle campagne di Gessopalena. Ammassarono centinaia di vitelli e pecore a Mandredisarre, fino a Fonterossi. Ma ci fu un combattimento aereo tra tedeschi e americani. Scapparono tutti, e gli animali furono lasciati incustoditi. Un po' alla volta sparirono, andava gente e si li portava via in campagna. Io stavo giù verso la valle, e mi trovai all'improvviso davanti un montone, con le corna lunghe e rigirate all'indietro. Lo presi, feci il giro sotto le coste, passai per il canneto. Ne parlai con Pacchiano che mi disse: "Mangiamoci questo ciavarro, lo uccidiamo noi". Poi se lo presero i tedeschi che stavano dai Lalli Persiani. Quando facevo dei lavori per loro, i tedeschi mi trattavano bene: mi davano carne e pane nero, ma mi proibivano di dare qualcosa alle altre persone. C'era gente che non aveva niente da mangiare, qui sulla Terra, e mi chiedeva un po' di pane nero. Io dicevo che se mi vedevano i tedeschi, mi sparavano; ma poi davo sempre qualcosa. Più tardi i tedeschi mi diedero da custodire i maiali. Una notte partirono e se li portarono via tutti. A don Nicola lasciarono una lettera da consegnare agli altri tedeschi che sarebbero venuti dopo di loro. Cosi sentii dire in giro. Ma dopo vennero le S.S., e non guardavano in faccia a nessuno; fecero saltare anche il palazzo Persiani e la casa del podestà. Io li vidi arrivare un giorno dalla Morgia: era una pattuglia che si fermò a parlare con un contadino che lavorava la vigna all'Atrieno. La mattina dopo arrivarono con i camion e il tritolo.

Qualche giorno dopo che fecero saltare le case, assistetti alla battaglia della Morgia. Una prima volta gli inglesi l’assaltarono con dei lacrimogeni, e presero anche un prigioniero. Ma non restarono lì. I tedeschi ripresero la posizione e cominciarono a bombardare il paese. Gli inglesi riconquistarono la Morgia: ci fu una battaglia forte, e contro gli inglesi sparò anche un cannone tedesco da Civitella, che però fu fatto secco da una cannonata inglese da Mandredisarre, guidata da un inglese con il binocolo a Piedicastello.

Passati i tedeschi, cominciai a lavorare con gli inglesi. Mettevo le spolette sui proiettili che sparavano dai cannoni di Mandredisarre verso Torricella.