Relazione eccidio Sant'Agata
Ufficio S.C.A.P.O.
H.Q. A.M.G.Ottava Armata
13 febbraio 1944

1. Facendo seguito alle istruzioni del Maggiore E.J. Pullen, S.C.A.P.O., Ottava Armata, A.M.G., il sottoscritto ufficiale ha condotto un'investigazione sulle atrocità tedesche commesse nel villaggio di Sant'Agata, nel Comune di Gessopalena, il 21 gennaio 1944.

2. Prima di procedere con questa inchiesta, ci si è accertati prima alla Sezione di Sicurezza sul Campo di Casoli (Field Security Section), che essi non avessero già indagato su questo specifico caso.

3. Il10 febbraio 1944 questo ufficiale, accompagnato dal Capitano H.S. Dolde, A.U.S. ufficiale per i rifugiati dell’A.M.G. di stanza a Casoli, dal sig. Victor Reiss, interprete ufficiale dell’A.M.C., H.Q.A.M.G Ottava Armata, e dall’autista Gerrard, ha visitato il paese di Gessopalena.

4. Al paese si seppe che il maggiore britannico che aveva consegnato il resoconto originale italiano delle Atrocità tedesche (qui di seguito allegato) si era trasferito da questa zona.

5. Con l’assistenza del sindaco del paese, le seguenti sottonominate persone che si trovavano nel/o vicino al paese, furono in grado di dare informazioni, basate su osservazioni personali che tendevano a corroborare il resoconto delle Atrocità commesse dalle truppe tedesche nel villaggio di Sant’Agata il 21 gennaio 1944. Queste persone furono interrogate da questo ufficiale per mezzo dell’interprete Victor Reiss, e le loro dichiarazioni ridotte a scritti, e firmate da loro sotto giuramento.

6. (a)DOTTORE QUINTO OTTAVIO DELIBERATO, di Gessopalena, che affermò in sostanza di essere stato messo al comando del gruppo per le sepolture, dal sindaco di Gessopalena, per andare a Sant'Agata e seppellire i morti. Egli ha dichiarato di aver guidato un gruppo di dieci uomini a Sant'Agata il 2 febbraio 1944, e che essi seppellirono i corpi, o parti maciullate di essi, di trentacinque uomini, donne e bambini. Egli ha inoltre descritto la scena dell'eccidio, e a parte questo, il ritrovamento del corpo di una ragazza di 12 anni, spietatamente trucidata in un edificio adiacente dove lei si era apparentemente ricoverata per nascondersi dai tedeschi. La scoperta del corpo di una bambina, distesa sulla neve, colpita alla testa, posta vicino al corpo del padre, che era anche stato trucidato da un proiettile.

(b)TILLI, VINCENZO di Via Fonteiana 13, Roma, che stava con i suoi genitori a Gessopalena il 2 febbraio 1944 il quale visitò la scena del massacro di massa, e fece alcune foto dell'interno e dell'esterno dove i civili erano stati giustiziati. Tilli ha consegnato a questo ufficiale il rullino da fare sviluppare.

(c)DOTTORE TILLI, PIETRO e DOTTORE TOTORO ANTONIO, medici, che curarono le ferite di tre persone che sfuggirono ai tedeschi nascondendosi e fingendosi morte. I dottori hanno dichiarato che dopo aver medicato le ferite delle vittime, essi le mandarono all'ospedale di Casoli. Consultando i loro documenti, hanno identificato i sopravvissuti come Di Luzio Antonio fu Domenico, Di Luzio Nicoletta fu Domenico e D'Amico Giuseppe.

(d)D'AMICO RINALDO che ha avuto cinque parenti trucidati nel massacro, e racconta del conseguente recupero dei loro corpi e della sepoltura.

(e)Carabiniere DELLI PIZZI, che accompagnò il gruppo per le sepolture il 2 febbraio1944, e osservò la scena della strage, e che, mentre era in atto la sepoltura, rimase a guardia per avvisare il gruppo nel caso tornassero i tedeschi.

7. Ci sono diverse altre persone residenti nelle vicinanze di Gessopalena che possono testimoniare le Atrocità; o la descrizione fisica della scena successiva, ma nella data di questa visita, queste persone non erano disponibili all'intervista.

8. Il12 febbraio 1944 questo ufficiale e l'interprete Reiss rintracciarono i ragazzi Di Luzio e D'Amico nell'Ospedale Civile di Vasto. Sono state prese dichiarazioni da Di Luzio Nicoletta e D'Amico. Esse sono allegate e fanno parte di questo resoconto.

(a)DI LUZIO NICOLEITA ha dichiarato in sostanza come nella mattina del 21 gennaio 1944, alle 5, i tedeschi arrivarono alla casa dove lei stava con la madre e i fratelli, a Sant'Agata, e con alcune altre persone, tutte di Torricella Peligna; di essere stata svegliata e sorvegliata in casa mentre alcuni soldati tedeschi uscirono e radunarono altri rifugiati che abitavano nel villaggio, e le condussero tutte in questa casa; del lancio di una bomba a mano in mezzo a loro dall'uscio; in seguito di essere tutti rinchiusi nelle stanza ed almeno altre trenta bombe a mano furono lasciate cadere nella stanza attraverso il camino. Lei descrive come scappò dalla stanza attraverso una buca creatasi nel pavimento dalle granate, nel granaio sottostante. Di aver visto i tedeschi spargere la paglia sopra i corpi dei morti e dei morenti nella stanza sopra, e poi buttare un liquido su di loro e accendere un fuoco. Lei inoltre ha descritto come tentasse di fuggire dall'edificio con uno dei suoi fratelli quando il fumo divenne opprimente, e mentre loro stavano lasciando l'edificio un soldato tedesco sparò su di loro, uccidendo il fratello e ferendo lei alla schiena Lei racconta anche di come si finse morta mentre era distesa tra due corpi, proprio prima che i tedeschi incendiassero la casa, e di un tedesco che volle accertarsi che lei fosse morta mettendole del fuoco contro il collo.

(b)D'Amico ha dichiarato in sostanza che la mattina del 21 gennaio 1944, alle 5 circa, i tedeschi vennero alla casa dove lui stava in Sant'Agata, con altri rifugiati di Torricella. Essi batterono forte alla porta, e come lui l'aprì gli spararono. Il proiettile lo colpì al braccio. Egli ha dichiarato che rimase steso a terra fingendo di essere morto. I tedeschi presero tutte le altre persone dalla casa e le portarono via. Ha detto che più tardi sentì degli spari e delle esplosioni, delle grida e delle urla di persone, e dopo vide un edificio in preda al fuoco.

(c)Il ragazzo DI LUZIO di anni 10 di età ha fatto una dichiarazione a verbale che ha corroborato la dichiarazione della sorella quasi in tutti i dettagli. Egli fu ferito alla gamba e al braccio dalle esplosioni delle granate, ed anche lui scappò attraverso la buca nel pavimento nella stalla sottostante la stanza dove la maggior parte delle persone era stata uccisa. Ha detto di essersi nascosto in una mangiatoia, fino a quando vide sua sorella e suo fratello venire colpiti nel tentativo di lasciare la stalla. Allora egli uscì e stava anche lui per essere ucciso, quando vide la sorella stesa sul pavimento, sanguinante. Ma lei lo fermò. Rimasero nella stalla fino alle 7 precise e dopo si fecero strada verso una masseria, e la gente lì li portò all'ufficio dei carabinieri a Gessopalena dove i dottori medicarono le ferite e li mandarono a Casoli.

9. La dichiarazione del ragazzo DI LUZIO coincide con tutti i particolari della dichiarazione di sua sorella, eccetto che lei era dell'opinione che i soldati tedeschi erano di un reggimento alpino. Lei ha detto di aver visto alcuni di questi stessi soldati a Torricella, e lei sapeva che erano truppe alpine; sebbene la mattina in cui avvennero le uccisioni, essi indossavano una specie di elmetto di lana invece del copricapo tipo, che è parte della loro uniforme abituale. Il ragazzo non era d'accordo con lei, egli non aveva osservato che indossavano il copricapo tipo degli alpini.

10. Nessuna delle tre vittime ferite ha potuto fornire ulteriori informazioni che aiutassero a identificare il reggimento ai quali appartenevano i soldati tedeschi. Comunque la ragazza ha dichiarato che sarebbe capace di identificare alcuni soldati se lei li vedessi ancora.

11. L'unica spiegazione che hanno potuto dare per l'attacco fu che la ragazza e il ragazzo sentirono alcuni soldati tedeschi dire che tre dei loro uomini erano stati uccisi la notte prima. Essi non dissero chi aveva ucciso i loro uomini.

12. In considerazione del fatto che Sant'Agata si trova in quell'area pattugliata dal nemico, questo ufficiale non provò a visitare la scena del crimine per una indagine personale. Possibilmente questo si può compiere entro la prossima settimana e per allora si potranno ottenere testimonianze ulteriori per testimoniare sul fatto

13. Nel ricapitolare l'informazione data dalle persone intervistate, questo ufficiale è dell'opinione che ciascuno ha dato un resoconto vero di ciò che essi hanno visto, secondo il meglio del loro ricordo e della loro individuale abilità nel descrivere Egli è anche dell'opinione che gli aspetti fisici della scena del crimine, come sono stati visti e descritti dagli informatori annotati sopra, conferma ampiamente i racconti delle tre vittime che sfuggirono ai tedeschi. Queste informazioni legantesi insieme, e quelle delle persone che visitarono Sant'Agata per seppellire i morti corrispondendo pienamente ai testimoni oculari della tragedia, possono condurre ad una sola conclusione, e cioè che in quella mattina del 21 gennaio 1944 un gruppo di soldati tedeschi fu responsabile del più orribile assassinio di massa concepibile, nel quale circa trentacinque uomini, donne e bambini indifesi furono crudelmente trucidati. Come aggiunta ulteriore alla loro barbarica ferocia, questi stessi soldati tedeschi torturarono quelli delle loro sfortunate vittime che non erano morti in seguito alle esplosioni delle granate, dando fuoco all'edificio in cui le loro vittime ferite giacevano del tutto indifese.

14. Il rullino fotografico ricevuto da TILLI VINCENZO è stato consegnato all'A.F.P.U. dell'8 Armata per essere sviluppato e stampato attraverso i canali dell'esercito.

15.Il 16 febbraio 1944 AFPU 8 Armata ha restituito il rullino sviluppo e stampato. Sono riusciti a stampare sei fotografie da sei sezioni del negativo. Due sezioni del negativo erano in bianco = esposizione erronea. Un gruppo di sei stampe sono qui allegate. Hanno scarso valore documentario

Jesse B. Mayforth
Capitano A.C.A.U.S.C.A.P.O.
8 Armata A.M.G.