Gessopalena, lO febbraio l944

Il dottor Quinto Ottavio De Liberato depone sotto giuramento e dichiara di avere 51 anni di età e di risiedere nella città di Gessopalena, e che di professione è Procuratore Capo delle imposte a Bari. Il dottor De Liberato dichiara che il 2 febbraio 1944 gli fu ordinato dal sindaco della città di Gessopalena di mettersi a capo del "gruppo per le sepolture" e di andare al villaggio di Sant’Agata per seppellire alcuni italiani che erano stati massacrati dai tedeschi verso la metà di gennaio. Egli agì con Melchiorre Giuseppe fu Rocco, Lannutti Rocco fu Nicola, Troilo Paolo di Nicola, Di Pentima Giovanni fu Antonio, De Gregorio Giuseppe di Antonio, De Gregorio Matteo di Domenico, De Gregorio Carmine fu Biase, Manzi Nicola fu Donato, Lanuto Nunzio di Donato, Troilo Giuseppe di Nicola, CC.RR. Delli Pizzi Angelo, Italiano Giorgio fu Camillo. Tutti di Gessopalena, il 2 febbraio a piedi verso Sant’Agata. All’arrivo al villaggio il primo corpo che trovarono era di una ragazza di circa l2 anni. Il corpo si trovava in una piccola stalla che era stata sventrata dalle esplosioni. Il corpo era steso all’indietro su un mucchio di sporcizia, le gambe piegate sotto il corpo. Lei aveva quattro ferite di proiettili: due sul braccio sinistro, uno su quello destro e un altro sul petto. La ferita sul petto era circondata da polvere da sparo, come se l’arma da fuoco fosse stata tenuta attaccata al corpo quando fu scaricata. La ragazza fu identificata come Di Marco Teresa di Carmine di Torricella. L’identificazione fu fatta dalla madre della ragazza che venne in quel luogo da una masseria vicina. Il dottor De Liberato inoltre rapporta che il "gruppo per le sepolture" procedette lungo la strada verso la masseria seguente, e che da lì osservarono il corpo di un uomo e di una bambina stesi sulla neve vicino alla masseria. Quest’uomo era stato colpito al capo e la bambina era stata colpita sulla guancia sinistra. L’uomo era stato identificato come Cionna Camillo fu Vincenzo e la bambina come sua figlia Anita. L’identificazione fu fatta dal suocero del Cionna, Porreca Camillo. Il gruppo per le sepolture allora andò alla masseria di Manzi Guerino. Questa masseria è costruita su un pendio ed ha un pianoterra ed uno scantinato. Sul pianoterra trovarono un gran numero di cadaveri, stimati all’incirca in trentacinque. Al centro della stanza una grande buca intorno alla quale erano sparsi i corpi. I corpi erano tutti frantumati a pezzi rendendo difficile identificarli tutti. Un corpo stava appeso sul bordo della buca, il capo completamente reciso dal corpo. La stanza dove stavano questi corpi era completamente danneggiata, come da frammenti di granate e proiettili. Era anche evidente che l’edificio era stato incendiato, dal momento che i corpi e le pareti erano carbonizzati e bruciacchiati. Il dottor De Liberato continua dicendo che le seguenti persone furono identificate tra i morti: Porreca Rosa, moglie di Cionna Camillo; Cionna Gemma (figlia dell’uomo steso sulla neve); Cionna Maria; Cionna Enzo (entrambi figli dell’uomo morto sulla neve); Di Marco Camillo fu Domenico; Di Marco Gabriele di Camillo; Teti Marianicola fu Concezio; Di Pietrantonio Camillo fu Giuseppe; Di Paolo Filomena fu Vincenzo; Di Paolo Maria di Giuseppe; Di Paolo Marianantonia fu Giuseppe; Ficca Coletta di Antonio; Piccone Nicola fu Enrico; Piccone Gavino fu Enrico. Il resto dei corpi non poté essere identificato. Tutti i corpi di quella stanza con l’eccezione di Porreca Rosa furono sepolti in una fossa prossima alla masseria sul pendio a nord. Le altre persone furono sepolte in un’altra fossa a fianco a quella grande. Molte persone identificate tra i morti nella masseria furono riconosciute dai loro parenti che vennero in questo luogo dalle masserie vicine.

 

La dichiarazione suddetta fu fatta dal deponente nel Municipio di Gessopalena il 10 febbraio 1944 alla presenza di: Capitano H.C. Dolde, Capitano Jesse B. Mayforth, entrambi dell’ottava Armata AMG.

La dichiarazione fu fatta in italiano e trascritta in inglese da Victor Reiss.

Questa dichiarazione è stata a me letta dall’interprete ed io solennemente giuro che è vera e che le descrizioni da me date derivano dalle mie proprie osservazioni.

Dottor Quinto Ottavio De Liberato