Io, Di Luzio Nicoletta, figlia del defunto Domenico e della defunta Maria Cionna, dichiaro quanto segue: ho 16 anni di età e vivevo con la mia famiglia a Torricella Peligna fino all'ultimo periodo del dicembre 1943 quando i tedeschi ci ordinarono di lasciare il paese. Ci recammo prima alla contrada di Santa Giusta e più tardi al piccolo centro di Sant'Agata dove ci sistemammo in una casa abbandonata. Arrivammo li intorno al 19 gennaio del 1944. Il nostro gruppo sistemato in questa casa consisteva di: mia madre, mia sorella Vincenzina, i miei due fratelli Leonardo e Antonio, mio zio Cionna Camillo, mia zia Di Paolo Rosina e i loro quattro figli, Enzo, Gemma, Annamaria e Anita, e io. Intorno alle 5 di mattina del 21 gennaio 1944 fummo svegliati dai soldati tedeschi che irruppero di forza in casa. Essi gridavano "raus, raus" e ci fecero scendere dal letto. Non dissero altro. Mia madre accese il fuoco nel focolare ma i tedeschi ci buttarono 1'acqua sopra e lo spensero. Due dei soldati tedeschi restarono alla porta come guardie e gli altri uscirono e portarono altre persone nella camera. Uno di loro getto una bomba a mano mano attraverso la porta nella stanza. Dopo chiusero la porta e la tennero chiusa dal di fuori con una fune. Quando la bomba a mano esplose ci fu tanto fumo che io pensai che ci volessero gasare. Allora una donna grido che era ferita e cosi capii che si trattava di una bomba a mano. Dopo di questo i tedeschi lanciarono circa trenta bombe a mano dal di fuori attraverso il camino nella stanza. C'erano due tipi di bombe a mano: una che essi sganciavano tirando un anello con il dito ed una che sganciavano con i denti. lo stavo seduta vicino al focolare tenendo in braccio mia cugina Annamaria di 6 anni di età. Quando esplose la terza bomba a mano lei rimase uccisa. Quando i soldati tedeschi smisero di lanciare bombe a mano c'erano morti e persone sfigurate per tutta la camera ed un grande buco nel pavimento della camera. Alcuni morti e feriti erano caduti attraverso questo buco nel granaio sotto la camera. Fino a questo momento io non ero stata ferita e cercai di scapparelasciandomi cadere attraverso il buco nel granaio sottostante. La cercai di nascondermi sotto i corpi di un uomo e di mia zia. Ci riuscii solo in parte perché i corpi erano veramente pesanti. Poco dopo un soldato tedesco entro nel granaio e si guardo intorno. Mi finsi morta. Mi venne sopra e mi brucio il collo con un accendino di sigarette. Non mi mossi e lo sentii dire "Kaputt". Dopo usci. Dopo vidi attraverso il buco che i tedeschi portavano la paglia e la spargevano sui corpi. Dopo ci cosparsero un po' di liquido e la incendiarono. Più tardi mi spostai verso dove i miei due fratelli si erano nascosti in una mangiatoia. Mio fratello Leonardo tentò di fuggire dal granaio ma i tedeschi gli spararono con un MG appena lui stava mettendo un passo fuori dalla porta del granaio. Morì vicino alla porta. Più tardi il fumo del fuoco divenne cosi forte che non potetti restare più a lungo e cercai di scappare. Come stavo per uscire dalla porta vidi un soldato tedesco e lui vide me. Mi girai intorno per tornare indietro ma lui mi sparò e la pallottola mi colpi alla schiena. Caddi all'indietro nel granaio e rimasi stesa sul pavimento per qualche tempo. Allora sentii mio fratello che stava ancora nascosto nella mangiatoia piangere e dire che voleva uscire e farsi uccidere pure lui, perché tutta la sua famiglia era morta e voleva morire anche lui. Così andai alla mangiatoia dove stava e rimasi con lui. C'era meno fumo ora nel granaio perché la porta era rimasta aperta. Dopo circa un'ora quando tutto era calmo io lasciai il granaio con mio fratello e andammo in una masseria delle vicinanze. Una donna e sua figlia portarono me e mio fratello a Gessopalena dove mi medicarono le ferite. I soldati tedeschi erano truppe alpine e io sarei capace di riconoscerli se li vedessi perché li avevo visti davanti casa nostra a Torricella Peligna.La dichiarazione di cui sopra e vera e le descrizioni da me date derivano dalle mie osservazioni.
                                  
Ospedale Civile di Vasto, 12 febbraio 1944
Testimone:
Jesse B. Mayforth Capt. a.c. a.v.s. C.A.P.D. 8'Army AMG
Regno d'Italia Provincia di ChietiIo, Victor Reiss, avendo prima doverosamente giurato, dico che il 12 febbraio 1944, sono stato impiegato come interprete ufficiale dal Governo Militare Alleato; che nel suddetto giorno ho letto la dichiarazione alla suddetta Di Luzio Nicoletta in lingua italiana; che in seguito a ciò la suddetta teste ha detto che la suddetta dichiarazione era vera di sua propria conoscenza.
                                        Victor Reiss
Firmato sotto giuramento in questo 12 febbraio 1944