Grande
consenso di pubblico per la XXIX edizione della Sacra Rappresentazione della
passione di Cristo a Gessopalena.
Nonostante il tempo non magnanimo, gli organizzatori hanno calcolato oltre le
tremila presenze. Fin dal primo pomeriggio un gruppo di comparse in veste
pretoriana ha creato grande curiosità negli spettatori che hanno potuto
assistere a giri militari di ronda, a piedi e a cavallo.
Alle 21 si è dato inizio alla manifestazione con l’arrivo di Pilato sulla biga
romana, mezzo costruito quasi quarant’anni fa e tramandato di generazione
gessana in generazione.
Dopo che il Console con un cerimoniale di onori si è sistemato sulla scena del
Pretorio, ecco arrivare dal lato opposto Gesù a cavallo di un asinello assieme
ai suoi apostoli. Un pastore, che con il procedere si scoprirà essere uno degli
evangelizzatori, incontra tre giovani donne che cercano loro Padre e lo trovano
nel Cristo che sta arrivando sulla montagna per pronunciare “Le beatitudini”. A
seguire, in un avvincente susseguirsi di episodi, a volte interrotti
dall’incontenibile desiderio di applauso della folla commossa: “L’ultima cena”,
“L’orto degli ulivi”, “Il Pretorio”, “La disperazione di Giuda”. E, novità di
questa edizione, la proiezione di un filmato girato alcuni giorni prima della
Rappresentazione da un gruppo di giovani del paese nelle abitazioni del “Borgo
Vecchio”. Il Cristo, trascinato e maltrattato dai soldati, viene condotto in
“stanze segrete” per essere flagellato. Nel pathos di musiche, schiocchi di
frusta e figure antiche, d’improvviso appaiono immagini delle sofferenze nel
mondo contemporaneo: i bambini soldato, l’olocausto, le brutture della guerra, a
significare che i mali di allora sono i mali di oggi e che ogni crudeltà del
genere umano è una frustata inflitta al Dio d’amore.
La regia è stata affidata a Maurizio Melchiorre e Domenico Turchi, aiutati da
Proloco, Comune e Parrocchia di Gessopalena. Le scenografie a Lucio Innaurato,
Donato Lannutti e Domenico Mattoscio.
Di grande impatto anche l’interpretazione del coro, diretto da Mario Tiberini,
autore delle musiche, che ha accompagnato il Salvatore “ignudo e senza scarpe”,
per richiamare il testo della canzone, nella Via Crucis fino al Golgota, nel
Borgo medievale.
Qui di enorme suggestione la ricostruzione degli antichi mestieri riprodotti tra
le case di gesso dall’associazione “Insieme per…” di Fara San Martino.
Il dramma si è consumato, in un gioco di luci e tuoni, con la “lamentatio
virginis”, e con alcuni pretoriani che si giocavano a dadi la Tunica del
Signore. Le parole conclusive sono state affidate al Cristo, alias Francesco
Tiberini, particolarmente apprezzato per l’abile interpretazione, che morente ha
pronunciato: <Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno>.
Conny Melchiorre
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