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E' morto a Roma

Dr. Nicola Santirocco

già sindaco di Gessopalena, animatore della scena politica e culturale per molti anni.

 

I funerali  a Gessopalena

 

Testimonianza di Nicola Santirocco sull'ultima guerra a Gessopalena, raccolta da Gino Melchiorre

I tedeschi rimasero stabili a Gesso tra fine ottobre e il 30 novembre. Noi giovani tornavamo ogni tanto nelle nostre case, e poi scappavamo di nuovo. In casa di mio nonno Nicola si erano stabiliti alcuni tedeschi comandati da un graduato; altri si erano sistemati in casa Oltremonti, a Via del Popolo, e nella casina Cassio, in fondo a Terranova, in Via Peligna, che allora limitava il centro abitato del paese. Il graduato tedesco in casa di mio nonno vide una mia foto e chiese dove fossi; mia madre rispose che studiavo a Bologna. Una sera tornai. Il camino era acceso. Trovai 1’Obermeister seduto in cucina sull’arcibanco. Mamma mi vide e impallidì. Io dissi "buonasera". Il tedesco si rivolse a mamma e chiese, ironico: "E' lui che sta studiando a Bologna?". Poi mi disse: "Non dovete aver paura di noi, siamo soldati, stiamo facendo una guerra, che a me non piace". La sua famiglia in Germania era di sentimenti socialdemocratici. Poi aggiunse: "Attenti a quelli che verranno dopo di noi. La situazione diventerà davvero difficile". Il 30 novembre uscirono da questa casa e si ritirarono verso Torricella.......

La mattina del 4 arrivò un camion. Si fermò davanti al Municipio. Mio nonno, come sempre, stava in piedi, in mezzo al portone. Io ero dietro di lui e vidi tutta la scena. Dal camion scesero dei soldati; uno di loro si mise a parlare con il podestà, Benigno D’Orazio, che si rivolse sconvolto verso mio nonno: "Vogliono far saltare il paese! Dov’è Nini? Facci parlare lui!". Ma mio nonno fece di no con la testa. Il tedesco parlava anche un po’ in francese, e al podestà diede 1’ordine di far sgomberare il paese entro due ore: avevano 1’ordine di far saltare le case....

Da allora i tedeschi non tornarono più in paese. Però cominciarono a bombardarlo da Torricella e nelle più svariate ore della giornata. Un mattino stavo seduto con Maria su una panchina della piazza. C’erano tutte panchine in pietra, allora. Cominciò un bombardamento da Torricella, e ci rifugiammo dietro un muro di una casa crollata. Quando i bombardamenti cessarono e noi uscimmo da quel rifugio, trovammo la nostra panchina disintegrata da una cannonata.

 

 

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